Nulla è più falso. Purtroppo i critici che si sono a tutt' oggi interessati di Fortuzzi sono stati incapaci di mettere a fuoco la sua genialità perché affetti da conformismoregressivo (vanno avanti guardando indietro). Nella pittura di Ernesto Fortuzzi non c' è nessun ritorno al primitivo, alle origini, al paradiso terrestre. Le sue opere non conoscono l' involuzione perché la sua arte è devoluzione radicale; i sui orizzonti sono post-umani e non pre-umani. E non solo. Le sue opere vanno oltre anche alla morte dell' uomo. Egli ha capito che anche nella tomba non tutto è ancora perduto: i vermi hanno ancora tanto da fare. Ha scoperto che nella morte come nella malattia c' è qualcosa non solo di vitale, ma di troppo vitale: la decomposizione di un cadavere è un processo che ricorda le grida atroci dei moribondi che non vogliono morire.
Per evitare tutto ciò, alle sue opere ha riservato i trattamenti che, nel passato, i frati Capuccini di Palermo riservavano ai cadaveri. Questi venivano svuotati, distesi, prosciugati, essiccati e levigati. Diventano cosa, pelle essiccata totalmente autosufficienti nella loro perfezione estetica ed erotica. Sono oggetti che non mirano a diventare soggetti mediante la dialettica. Si beano della loro oggettività inorganica eterna. Per alcuni aspetti sono simili alle spogliarelliste dei nigh club: sono simulacri condannati, nella loro bellezza statuaria, a raggiungere performances di valenza artistica solo in totale solitudine: senza autoerotismo e distacco totale del pubblico il corpo femminile non raggiunge la perfezione estetica del corpo senziente, ovvero del sex appeal dell' inorganico.
Fortuzzi, la capacità di generare una pittura inorganica ( i soggetti che dipinge sono solo dei simulacri di vita) l' ha raggiunta grazie al suo modo di esistere. Infatti in questo grande artista non si può dividere l' uomo dall' artista: sono un tutt' uno. Nel suo vivere ai movimenti verticali, ascendenti verso il divino e discendenti verso l' animale, ha sostituito un movimento orizzontale verso le cose. Per lui dio e gli animali sono ancora troppo umani. Diventare dio o un animale, puntare sulla sopraelevazione o sull'imbestialimento significa per lui rimanere ancora nella visione antropomorfica del cosmo. Ciò che caratterizza l' universo non sono i lamenti degli organici ma i silenzi e le musiche elementari di tutto ciò che è inorganico. Egli pensa ad es. che Gassman è riuscito a trasformarsi in cosa ("mi sento come un sasso"), a trasformare il suo corpo "in guscio vuoto", in strumento vocale puro, elementare, cosmico, inorganico, solo nella senilità. La perfezione artistica V. Gassman insomma l'ha raggiunta con molta fatica e solo nella vecchiaia (oramai è in depressione cronica) proiettando il suo corpo e la sua voce nel post-umano. Fortuzzi ha raggiunto questa perfezione quando ha iniziato a dipingere (e forse anche prima). Si è subito reso conto che la mente può essere deviata dal ricordo o dall' attesa, ma il corpo no; il corpo non inganna. Non gli interessa sentirsi né dio né animale, ma cosa senziente. La forza motrice di questo processo grandioso verso l'arte post-umana (non ha nulla a vedere con l' arte post-moderna) gli viene fornita dalle sue tossicomanie.
Il sentirsi
neutro del farsi cosa lo troviamo nella sua vita. La sua vita da bohémien
gli ha dato la grande forza di sentire il proprio corpo come una cosa; il corpo
gli è estraneo quanto una veste. In lui i sensi sono ormai indipendenti
e autonomi rispetto l' organismo. Dire carne per lui significa far riferimento
a qualcosa di corruttibile, caduco, temporaneo. E per questo i sui quadri raffigurano
solo vesti, manichini, maschere prive di ogni organicità. Sono forme
che ricordano crisalidi vuote, lontane dalla vita come le mummie sopra citate.
Ponendosi le sue opere al di qua e al di là dell' organico (del vitale)
esse si affermano come entità reali che non hanno bisogno né della
spiritualità , né dell' operosità umana. E non solo. Come
i movimenti degli astri non causano musica, ma sono essi stessi musica. La musica
che i suoi quadri evocano si installa nell' hardcore, nello stesso ambito dove
oramai si esprime ad esempio il nocciolo duro della sonorità del rok
progressivo. Quindi la sua musica non consiste in una esibizione delirante di
urla, affanni e gemiti sensuali: ha raggiunto il distacco da ogni realtà
umana e quindi si rivolge alle cose, o agli uomini senzienti.
Ovviamente anche se grandiosa la sua arte è spesso cupa e tenebrosa,
perché essa si confronta non con il mondo divino e col mondo animale,
che sono in ultima analisi rassicuranti, perché quasi umani, ma con il
mondo inanimato e opaco delle cose, cui sembra preclusa ogni possibilità
di redenzione e di riscatto. I sui quadri sono oggetti senzienti: loro ci vedono
e ci concupiscono (in ogni sua tela quasi sempre c' è almeno un grande
occhio che ci riprende come una telecamera). Il visitatore non può fare
altro che subire il loro sguardo e considerare che la più grande molestia
non è certo il loro interesse, ma la loro noncuranza nei nostri confronti.
La musica elementare, post-umana generata dalle sue opere si raccorda con le
melodie degli astri, con i silenzi siderali, con la grandezza del cosmo. Chi
non viene invitato a partecipare alla visione dell' arte diventata organicità
senziente e sonora sa di essere un totalmente altro rispetto al mondo dell'
arte. I tricheciotteri di Fortuzzi non hanno bisogno del plauso dei critici
perché ormai sono esseri post-umani: i critici come i visitatori sono
veduti e goduti dalle opere, e non viceversa.
Vittorio Taruffi

Fortuzzi
dr. Ernesto
Via Caduti di Amola, 24
40132 Bologna - Italia
Tel. +39 51 403768
link
:http://www.mescalina.it/ernestofortuzzi/